Teatro Greco e il Parco Archeologico Neapolis

Il Parco archeologico Neapolis è un’area naturale colma di reperti archeologici appartenenti a più epoche della storia siracusana. Per la quantità e la rilevanza dei suoi monumenti è considerata una delle zone archeologiche più importanti della Sicilia, nonché tra le più vaste del Mediterraneo.

Al suo interno si trova il Teatro Greco, costruito nel lontano V secolo a.C..

A partire dal 1914 l’Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA) ha inaugurato al suo interno le rappresentazioni di opere greche (la prima fu la tragedia Agamennone di Eschilo, curata da Ettore Romagnoli). Proprio per l’importanza delle rappresentazioni nel 1930 il re Vittorio Emanuele III in visita a Siracusa assisterà ad una delle rappresentazioni al teatro greco.

Quest’anno il ciclo degli spettacoli classici è dedicato al legame tra la città e il teatro e prevede la messa in scena delle tragedie “Sette contro Tebe” di Eschilo e “Fenicie” di Euripide e della commedia “Rane” di Aristofane.

Tanti sono i monumenti all’interno del parco archeologico:

La Chiesa San Nicolò ai Cordari, costruita in epoca normanna subito dopo il periodo della dominazione araba nella città aretusea, è dal 1955 la sede dell’ufficio informazioni per i visitatori del vasto parco archeologico. La chiesa ne rappresenta tutt’oggi l’ingresso.

L’Anfiteatro romano ha dimensioni monumentali: lungo m 140 e largo m 119. Il monumento ha due ingressi ed è servito da un articolato sistema di scale che scendono dalla quota superiore posta all’esterno. L’arena era dotata, al centro, di un ampio vano rettangolare, originariamente coperto, collegato attraverso un passaggio sotterraneo con l’estremità meridionale del monumento, sull’asse del corridoio di ingresso. Intorno all’arena la cavea è distinta da un alto podio, dietro il quale corre un corridoio coperto con varchi per l’accesso all’arena dei gladiatori e delle belve.

La Piscina romana, rappresentata da grandi serbatoi d’acqua ricavati tagliando la pietra delle latomie, serviva, ai tempi dell’Antica Roma, per riempire d’acqua l’anfiteatro romano di Siracusa e dare inizio ai giochi nautici e alle lotte acquatiche.

Nella parte meridionale dell’Anfiteatro romano sorgeva l’Arco trionfale di Augusto, un grande arco architettonico largo 10 metri, profondo 6 metri e alto complessivamente circa 13 metri. Oggi rimangono visibili le fondamenta di questa struttura che doveva essere di notevole impatto visivo e di importante uso logistico poiché fungeva da ingresso posto nell’area monumentale romana di epoca augustea.

Ara di Ierone II, di cui rimane oggi solo esclusivamente l’immenso basamento roccioso lungo circa m 198 m e largo m 22.

La Grotta del Ninfeo si trova vicino alla parte più elevata del piccolo rilievo montuoso, su una terrazza rettangolare che costeggia il teatro greco e si apre al centro della parete rocciosa dove un tempo si trovava un porticato chiuso a forma di lettera “L”. Al suo ingresso erano poste delle statue dedicate alle Muse. Il Ninfeo siracusano si pensa fosse l’antica sede del Mouseion (il santuario delle muse), sede della Corporazione degli artisti, dove gli attori si riunivano prima di scendere nel teatro. La grotta presenta un soffitto a volta e al suo interno si trova una vasca di forma rettangolare nella quale si raccoglie l’acqua che scorre a cascata da una cavità posta nel fondo della parere rocciosa. Accanto alla parete d’ingresso si notano delle edicole votive che servivano per la pratica del culto degli eroi.

La latomia del Paradiso è la più grande della Neapolis e quella posta più ad occidente, vicino l’Ara di Ierone II. Il suo percorso è solo parzialmente visitabile, poiché alcuni punti sono chiusi e non percorribili. In alcuni suoi tratti raggiunge la considerevole profondità di 45 metri. Al suo interno si aprono delle grandi cavità chiamate Orecchio di Dionisio, Grotta dei Cordari e Grotta del Salnitro.

Il nome Orecchio di Dionisio fu dato dal Caravaggio, poiché quando la vide e conobbe la storia che la legava al tiranno Dionisio I di Siracusa, il quale dall’interno della latomia udiva in segreto ciò che dicevano i suoi prigionieri, pensò che il nome di “Orecchio”, data la sua storia e la forma simile ad un immenso padiglione auricolare, fosse davvero appropriato. La sua altezza è di 20 metri presso l’ingresso, all’interno invece aumenta divenendo 35 metri.La sua larghezza va dai 5 agli 11 metri e si estende per una profondità di 65 metri.

La Grotta dei Cordari è un’altra cavità artificiale. Prende il suo nome dall’attività dei fabbricatori di corde artigianali, all’opera già dall’epoca medievale e fino alla seconda metà del ‘900. Proprio in questa grotta si narra che venissero rinchiusi i prigionieri del tiranno Dionisio I. Il poeta Filosseno di Citera, che contraddisse il tiranno pungendolo sulla sua scarsa vena poetica, venne rinchiuso diverse volte nella latomia del Paradiso, dove compose la sua più nota opera intitolata Ciclope. Esiste però un dubbio se si trattasse dell’Orecchio di Dionisio o della Grotta dei Cordari, poiché secondo le testimonianze di Claudio Eliano, Filosseno venne rinchiuso «nella grotta più bella delle Latomie» ed entrambe queste grotte, sia per il taglio che per i colori prodotti, sono di notevole bellezza.

La Grotta del Salnistro, il cui nome deriva dalle colorazioni delle sue pareti, simile alle sfumature del minerale salnitro, non è artificiale poiché si è formata naturalmente dopo un crollo avvenuto nelle latomie, le cui rocce sono andate a depositarsi dando vita alla sua formazione. Anche le sue pareti servirono per l’estrazione della pietra siracusana con la quale si edificò la polis siceliota.

La Latomia di Santa Venera è quella posta più a oriente di tutto il parco. Nota per il suo giardino sub-tropicale coltivato fin dall’epoca settecentesca; in alcune delle sue pareti sono visibili le edicole votive, a testimonianza che in questa latomia si praticava il culto degli Eroi. Qui vi è l’enorme “Ficus delle Pagode”, un esemplare plurisecolare di ficus macrophylla. Viene detto delle Pagode poiché il suo significato è religioso (la pagoda è un edificio religioso orientale); generalmente questi alberi non raggiungono altezze elevate se piantati fuori dalle loro terre d’origine, ma il ficus siracusano fa un’eccezione poiché l’aver raggiunto un’altezza notevole dimostra di avere trovato un clima adatto nelle latomie aretusee. Gli abitanti della città lo conoscono meglio col nome di “Albero secolare”, visibile anche dall’esterno del parco.

L'Isola di Ortigia

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi